Ricetta emblematica della tradizione gastronomica emiliana, IL gnocco fritto (LO gnocco si mangia probabilmente solo fuori dall’Emilia) ha origini longobarde e si trova praticamente in tutta la regione seppur con nomi diversi: da torta fritta a Parma, chisulen a Piacenza, pinzino a Ferrara, a Reggio e Modena ritorna a chiamarsi gnocco fritto.

Nello stesso territorio bolognese lo si chiama gnocco nella valle del Samoggia ma appena fuori dal territorio assume la denominazione di crescentina, appellativo che nella montagna modenese denomina un’altra ricetta della tradizione, le tigelle

Ma la confusione è solo linguistica, visto che la bontà della ricetta rimane pressochè indiscutibile.

Questa la ricetta per 4 persone:

250 g di farina, 25 di burro o strutto, 1 bustina di lievito di birra, latte qb, sale, strutto o olio per friggere.

Mescolare la farina con il lievito e un po’ di sale, impastare con un po’ di latte e il burro fuso (o strutto, come vorrebbe la tradizione). Stendere la pasta con il mattarello in una sfoglia di circa mezzo cm. Tagliare a rombi di circa 5 cm di lato, friggerli, pochi per volta, in strutto o olio ben caldo. Quanto IL gnocco sarà ben gonfio e colorito disporlo su carta assorbente e servire caldo: da farcire a piacere con salumi o formaggi teneri.

I veri intenditori conoscono la bontà del gnocco fritto rimasto dalla sera prima pucciato in una bella tazza di caffellatte a colazione.

Un abbinamento particolare gustoso, per chiudere in dolcezza, prevede la farcitura del gnocco con la confettura di ciliege o amarene.

Considerate che Bazzano è luogo sulla Strada dei Vini e dei Sapori Città Castelli e Ciliegi e si produce un’ottima ciliegia Anellone.