E’ il caso del Pignoletto, uno degli emergenti della regione

Una rivoluzione pacifica e allegra, divertente e irriverente. Parte da un hashtag lanciato da Ruenza Santandrea, presidente di Cevico e guida dell’alleanza delle Cooperative vinicole italiane. Libertà di gusto, che sulla rete diventa inevitabilmente #libertadigusto. Un invito a rompere gli schemi, a consumare il vino senza riti codificati da altri, a ribaltare le gerarchie imposte da anni di comunicazione incentra su ranghi rigidissimi e abuso del concetto di eccellenza. La forza dell’Emilia Romagna è in questa libertà e in una rinascita affidata a vini popolari di grande qualità. È il caso, ad esempio, del Pignoletto, uno degli emergenti della regione, un vino che entra con forza tra le scelte dei consumatori che cercano le bollicine. «Giusto parlare di libertà, il Pignoletto era un vino sconosciuto fino a pochi anni fa e sta conquistando il mondo grazie alla sua capacità di abbinarsi al cibo e adattarsi a situazioni informali. È un vino moderno in questo senso, perfetto interprete della tradizione emiliano romagnola». A parlare, dal Padiglione 1 Emilia Romagna del Vinitaly di Verona, è Simona Caselli, Assessore regionale all’agricoltura.

«La libertà è un valore importante, giusto rivendicarla anche a tavola – sottolinea Ruenza Santandrea – La nostra regione ha grande tradizione e una cultura rurale che per troppi anni abbiamo sottovalutato, forse proprio per mancanza di libertà».

E anche i giornalisti e i comunicatori del vino presenti al Vinitaly accreditano questa rivoluzione. «Il vino deve tornare un alimento quotidiano, sempre sulle nostre tavole. E deve essere popolare. Io lo sostengo da anni è qualcosa oggi si sta finalmente muovendo», a parlare è Adua Villa, sommelier e volto popolare della televisione italiana, una delle prime a parlare di vino pop, a cominciare dai social media dove è regina indiscussa. «Il consumatore chiede un nuovo punto di vista, chiede di rivedere le vecchie gerarchie. Ci sono territori in crescita e la buona notizia è che c’è posto per tutti. È il caso del Pignoletto, una possibilità nuova nel mondo delle bollicine italiane accolta con entusiasmo dai consumatori così attenti ai temi nuovi di immediatezza e bevibilità». A benedire la nuova doc del Pignoletto è Lorenzo Ruggeri, autorevole firma del Gambero Rosso.

«Un vino di profumi e personalità, capace di accompagnare una grande varietà di cibi, un tratto distintivo che caratterizza tutti i vini regionali», il Presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna, Pierluigi Sciolette, fa un ritratto del Pignoletto che ne sottolinea la modernità.

Un consumatore finalmente libero di scegliere, difficilmente condizionabile, che segue il suo gusto e si avvicina al vino senza pesanti sovrastrutture. La regione Emilia Romagna si rinnova anche così, con la forza della sua identità popolare e conviviale, semplice nel senso più bello del termine. #libertadigusto quindi, forse semplicemente l’energia di un territorio che cresce e cerca di testimoniare un’identità contadina fino a qui poco rivendicata.