Strada Maggiore, 34 – www.museomusicabologna.it

Il percorso espositivo, che si snoda attraverso le sale splendidamente affrescate di palazzo Sanguinetti, ripercorre circa sei scoli di storia della musica europea, con oltre un centinaio dei più famisi ritratti di musicisti, una notevole collezione di strumenti musicali antichi perfettamente integrata con l’ampia selezione di documenti storici di enorme valore – spartiti, trattati, libretti d’opera, lettere, manoscritti, partiture autografe – provenienti dal lascito di Padre Martini, una delle personalità più illustri del Settecento musicale europeo.

Emergono per rarità e importanza storico-musicale l’Harmonice musices Odhecaton A, unico esemplare pervenutoci del primo libro musicale a stampa realizzatonel 1501 da Ottaviano Petrucci, il “misterioso” compito di Mozart (l’antifona autografa redatta da Mozart per l’ammissione all’Accademia Filarmonica), la raccolta completa dell’edizione del 1600 dell’Euridice, la partitura manoscritta autografa de Il Barbiere di Siviglia di Rossini; nella collezione di strumenti musicali l’armonia di flauti di Manfredo Settala (1650) e li Clavemuscicum di Vito Trasuntino del 1606; tra i trattati di Vivaldi, Handel, Gluck, Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Wagner spiccano J.C. Back dipinto di Gainsborough, il ritratto di Mozart ventenne, il ritratto di Farinelli di Corrado Giaquinto e la celebre Libreria musicale di Giuseppe Maria Crespi. Infine, al piano terra una sezione a parte riservata alla ricostruzione del laboratorio di liuteria di Otello Bignami.

La biblioteca musicale del Museo (ex Civico Museo Bibliografico musicale) – in attesa di trasferimento – è aperta al pubblico nella sede di Piazza Rossini 2. La collezione bibliografica, eredità di Padre Martini, è fra le più prestigiose al mondo: fontamentale soprattutto per la musica a stampa dal ‘500 al ‘700, attualmente il patrimonio del Museo è di circa 118.000 documenti, tra cui 6000 manoscritti, una collezione di 12000 libretti d’opera e più di 5000 lettere.

Nella stessa via al numero 26, riconoscibile dal fregio latino e dai rimandi musicali sulla facciata classicheggiante, si trova il palazzo che Gioacchino Rossini fece costruire nel 1824 e dove il musicista ha abitato per una ventina d’anni, prima di trasferirsi a Parigi. L’edificio di proprietà privata, è visibile solo esternamente.