Nel cuore della città rossa, a pochi passi dalla Stazione Centrale, l’intenso verde di alberi secolari colora il giardino pubblico più antico di Bologna: il Parco della Montagnola.

La sua prima apertura risale al XVII secolo, ma fu Napoleone, qualche secolo più tardi, a caratterizzare definitivamente il Parco con impronte tipicamente francesi.

L’imponente scalinata del Pincio, risalente alla fine dell’ottocento, consente l’accesso al Parco da Via Indipendenza; dall’altro lato invece, l’ingresso è posto su Via Irnerio, di fronte a piazza 8 Agosto, custode tra l’altro del più grande parcheggio sotterraneo della città.

[image align=”left” img=”http://www.bologna.bo/wp-content/uploads/2012/09/bol-225×300.jpg” url=”http://www.bologna.bo/wp-content/uploads/2012/09/bol-225×300.jpg” rounded=”all” alt=”Scalinata del Pincio” /]La vasca circolare al centro del parco, costruita in occasione dell’Esposizione Emiliana del 1888, circondata dalla rigogliosa vegetazione, testimonia ancora una volta come a Bologna l’arte trovi la sua migliore compagna nella natura. All’interno del parco infatti, i tanti alberi, alcuni risalenti addirittura all’epoca napoleonica, garantiscono sicuro riparo dal sole. E qui nello scenario perfetto in cui la mano dell’uomo ben si fonde con la bellezza della natura, si manifesta la vivacità tipica dei bolognesi. Così ogni venerdì e sabato, il Parco della Montagnola diventa teatro di un colorato mercato, molto popolare in città.

Le bancarelle sparse lungo i sentieri del giardino propongono bizzarri articoli: abbigliamento etnico, gioielli d’artigianato e accessori vintage. Il Mercato della Montagnola prosegue poi su piazza 8 Agosto, trasformandosi nella famosa “Piazzola”.

Curiosando tra le bancarelle del mercato soprattutto nella stagione più calda può capitare di imbattersi nel particolare suono di jambe’, bongos e congas, tipiche percussioni africane suonate dai tanti giovani che si ritrovano nel Parco.

In tal modo Bologna coglie l’imperdibile occasione di mostrare uno dei suoi tanti lati nascosti, forse insoliti e ancor più affascinanti per una moderna città del ventunesimo secolo.