Martedì 26 maggio la consegna della petizione sostenuta da oltre 70 associazioni. Tra le richieste, lo stop ai rapporti economici con aziende israeliane, il blocco del transito di armi dal porto di Ravenna e l’esclusione dalle fiere regionali
Sono 10.904 le firme raccolte in Emilia-Romagna a sostegno della petizione popolare “Basta Complicità!”, promossa da una rete di oltre 70 associazioni e realtà del territorio, che chiedono alla Regione Emilia-Romagna di interrompere i rapporti economici con Israele nei settori sui quali l’ente regionale può esercitare competenze dirette o indirette attraverso le proprie partecipate e gli strumenti amministrativi a disposizione.
Tra i sostenitori figurano Mediterranea Saving Humans, Giovani Palestinesi d’Italia, Sanitari per Gaza, Movimento BDS, Global Sumud Flotilla Italia e numerose associazioni regionali.
La raccolta firme, avviata nel novembre 2025, ha coinvolto tutte le province emiliano-romagnole attraverso banchetti, incontri pubblici e iniziative di sensibilizzazione, mobilitando migliaia di cittadini e decine di organizzazioni nazionali e del territorio.
Le firme saranno consegnate alla Regione Emilia-Romagna martedì 26 maggio dalle 15.00, in concomitanza con un presidio davanti alla sede dell’Assemblea legislativa a Bologna, in viale Aldo Moro n. 50, mentre saranno in corso i lavori dell’Aula.
«La petizione non rappresenta un semplice appello simbolico, ma indica alla Regione Emilia-Romagna azioni concrete per interrompere i legami con un’economia ritenuta complice del genocidio del popolo palestinese. Si tratta, inoltre, di obblighi previsti dal diritto internazionale e nazionale che ogni livello istituzionale è tenuto a rispettare. Il tempo dell’indignazione è finito. Le conseguenze dell’impunità di cui gode Israele sono sempre più evidenti e preoccupanti. È ora che anche i consiglieri regionali si assumano le proprie responsabilità. Oltre diecimila firme e una mobilitazione diffusa in tutte le province dimostrano che esiste una parte significativa della società civile che non vuole essere complice di quanto sta accadendo in Palestina.», spiega il portavoce Leonardo Biguzzi.
I promotori richiamano in particolare:
- la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024, che impone agli Stati di non sostenere le colonie israeliane nei territori occupati;
- la Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio;
- la Legge 185/1990, che disciplina l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi coinvolti in conflitti o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;
- la risoluzione regionale sugli appalti etici, approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna nel luglio 2024.
Secondo i sostenitori della petizione, infatti, esistono diversi punti di contatto tra l’economia regionale e quella israeliana, dal traffico commerciale che interessa il porto di Ravenna alla presenza di aziende israeliane nelle manifestazioni fieristiche regionali, fino ad appalti e progetti che coinvolgerebbero imprese israeliane in ambito sanitario e tecnologico.

Le sei richieste rivolte alla Regione
La petizione ha individuato sei interventi considerati prioritari e su cui sollecita una valutazione:
- Stop al transito di armi e merci dal porto di Ravenna verso Israele.
- Istituzione di un osservatorio partecipato sul traffico di armamenti per garantire il rispetto della Legge 185/1990.
- Uscita da progetti che coinvolgono aziende belliche considerate complici delle politiche israeliane, tra cui i progetti Undersec a Ravenna ed Eris a Forlì.
- Interruzione degli appalti con aziende israeliane, a partire da Teva, i cui farmaci vengono acquistati centralmente dalla Regione per le aziende sanitarie locali.
- Esclusione delle aziende israeliane dalle fiere regionali e istituzione di un organismo di controllo dedicato.
- Avvio di un confronto con l’Ufficio scolastico regionale per interrompere le collaborazioni tra aziende del settore armamenti e istituti scolastici.
Una mobilitazione destinata a proseguire
La consegna delle firme rappresenta soltanto una tappa del percorso avviato nei mesi scorsi e il comitato promotore annuncia ulteriori iniziative durante l’estate per mantenere alta l’attenzione sul tema e proseguire la campagna di adesione.
La petizione arriva, inoltre, in una fase di crescente pressione politica sul governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e in un contesto nel quale, ricordano i portavoce dell’iniziativa, anche le principali forze del centrosinistra italiano hanno recentemente presentato in Parlamento proposte legislative volte a limitare l’importazione di prodotti provenienti dai territori occupati.
Ora l’attenzione si sposta sulla risposta della Regione Emilia-Romagna, chiamata a confrontarsi con una mobilitazione che, nei numeri e nella diffusione territoriale, rappresenta una delle più significative iniziative regionali sul conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi.
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