Dal 7 al 28 maggio, nella Basilica di San Petronio, un ciclo di tre conferenze promosso dall’Arcidiocesi con Ivano Dionigi, Giorgio Zanchini, Loredana Cirillo e Massimo Cacciari. Al centro l’alleanza educativa e il disagio degli adolescenti
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Torna a Bologna “Scholé. Per la formazione dei cittadini”, un ciclo di tre incontri che porta nella Basilica di San Petronio una riflessione articolata su scuola, educazione e nuove generazioni. Gli appuntamenti, ad ingresso gratuito, si terranno il 7, 21 e 28 maggio alle ore 21 e saranno momenti di ascolto e confronto aperti alla città.
La rassegna, alla sua terza edizione dopo i cicli “Destino dell’Occidente” (2024) e “Imperi” (2025), è promossa dall’Arcidiocesi di Bologna insieme alla Basilica e al Centro Studi “La Permanenza del Classico” dell’Università di Bologna, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Il progetto nasce su impulso del cardinale Matteo Maria Zuppi ed è affidato al coordinamento di Ivano Dionigi.
Una riflessione che parte dall’emergenza educativa
«Speriamo nei giovani. Puntiamo sui giovani. Scommettiamo sulla scuola, sulle scuole, sull’alleanza tra gli allievi e i maestri per favorire una svolta, per imprimere una ventata di speranza, per tentare di aprire il cielo, in questo secolo nato buio». Con queste parole Zuppi introduce il senso dell’iniziativa, indicando con chiarezza il perimetro del discorso: la formazione non come ambito settoriale, ma come questione pubblica.
Nel suo intervento, il cardinale insiste su un punto preciso: «Benvenuto questo ciclo di riflessioni sui nostri giovani che dobbiamo considerare non solo come destinatari e interlocutori ma come interpreti, protagonisti e costruttori di giustizia, di solidarietà e di pace. Abbiamo bisogno che gli adulti tornino ad avere il coraggio di educare, a stringere alleanze con le nuove generazioni, a trovare insieme strade di impegno per il bene comune della società di oggi e di domani».
L’iniziativa si colloca dentro una consapevolezza condivisa che riguarda l’emergenza educativa, aggravata dalla perdita di autorevolezza degli adulti e dall’aumento del disagio giovanile, oggi uno dei nodi più critici per la tenuta sociale. “Scholé” non propone soluzioni immediate, ma costruisce uno spazio in cui fermarsi a pensare, mettendo in relazione comunità cittadina, ecclesiale e universitaria.
Il primo incontro: maestri e allievi nell’era digitale
Ad aprire il ciclo, giovedì 7 maggio, saranno Ivano Dionigi e Giorgio Zanchini con “Maestri e allievi: l’alleanza necessaria”, un tema che Dionigi declina in termini netti: «Abbiamo bisogno di maestri che assolvano e nobilitino il loro compito di affascinare, insegnare e mobilitare le coscienze con il dialogo, attraversando (dia) il pensiero (logos) dell’allievo, e con la testimonianza, ben consapevoli che gli esempi e la condotta educano più dei precetti e delle parole».
Il riferimento è anche al contesto contemporaneo: «Nell’attuale deserto culturale e spirituale una nuova élite politica potrebbe nascere proprio dall’alleanza tra maestri e allievi, adulti e giovani, i quali – sarà sempre tardi, quando lo comprenderemo – fanno la bellezza, l’unità e la speranza di questo Paese, benedettamente ricco di talenti e maledettamente dimentico di essi».
Zanchini sposta l’attenzione sul cambiamento del sistema informativo: «Chi sono e dove sono i Maestri nell’era del digitale e della rivoluzione artificiale? Dove e come ci si forma e informa oggi? La disintermediazione che abbiamo conosciuto negli ultimi anni è stata ulteriormente accelerata dall’intelligenza artificiale generativa, e di fronte a noi si squaderna un mondo in cui i saperi e le informazioni hanno perso gli ordini e le gerarchie che avevamo conosciuto nel ’900».
Da qui una serie di interrogativi aperti: «Come ci si orienta nel nuovo ecosistema? C’è ancora bisogno di bussole? E se sì di quali bussole? E ancora: le generazioni del ’900 che strumenti possono trasmettere agli allievi cresciuti nell’epoca digitale?».
Le letture saranno affidate a Elena Bucci.
Adolescenza e dolore: il secondo appuntamento
Il 21 maggio la riflessione si sposta sul terreno più fragile dell’esperienza contemporanea: l’adolescenza. A intervenire sarà Loredana Cirillo con “Stare nel dolore: la cura dell’adolescenza”.
Cirillo descrive un quadro complesso: «I nuovi adolescenti sono in genere molto amati, sostenuti e allo stesso tempo vivono sovrastati dalle contraddizioni: sono ascoltati più che in passato ma non esprimono ciò che pensano, hanno tante possibilità ma spesso si sentono privi di speranza».
Il rischio, osserva, è quello di una crescita accompagnata da un eccesso di parole e attenzioni che finiscono per oscurare la voce autentica dei ragazzi: «Un fiume di parole e attenzioni ne accompagna la crescita, rischiando di mettere a tacere la loro voce e le emozioni più autentiche». Le conseguenze sono visibili: «Sperimentano, così, un senso di vuoto incolmabile, che si manifesta attraverso forme d’ansia sempre più diffuse e pervasive, gesti violenti e comportamenti autolesivi».
Il nodo, in ultima analisi, è il significato: «Gli adolescenti che vivono in questo contesto soffrono per l’impossibilità di dare un significato alla propria vita. Per diventare davvero adulti e sentire di avere un futuro hanno una sola possibilità: andare alla ricerca delle verità più autentiche che vivono dentro di loro e che rivendicano il diritto di esistere».
Le letture saranno interpretate da Donatella Finocchiaro.
Cacciari: “Scuola è politica”
A chiudere il ciclo, il 28 maggio, sarà Massimo Cacciari con “Scuola è politica”, intervento che affronta il tema della formazione in una prospettiva radicale.
«L’idea della formazione si modella spesso su quella di un contenitore da riempire», osserva Cacciari. Una visione che il filosofo contesta: «Come non vi è malato che sia un mero paziente se la cura deve essere efficace, così, tantomeno, l’allievo va considerato un “animale da allevare”».
Il punto è ribaltare la prospettiva educativa: «Nel rapporto didattico la potenza autentica è quella del pais, del ragazzo-ragazza, che si trae-fuori (ek-ducere) dal suo stato di “ignoranza” e inizia il cammino della interrogazione». Un processo che implica responsabilità anche per il docente: «Il pais è un complesso, indefinibile gioco di possibilità, che nel rapporto col docente va delineandosi. Un potente com-possibile, che il docente deve badare bene a non cercare di reprimere alla propria prospettiva, già in sé formata».
Le letture saranno affidate a Paola De Crescenzo.
La sede degli incontri
Gli incontri si svolgono inella Basilica di San Petronio che, come Sottolinea Zuppi, è “la Chiesa civica, la Chiesa dei bolognesi”, uno spazio in cui “città dell’uomo, rivolta al presente, e città di Dio, rivolta al futuro, si intrecciano e si specchiano”.
In questo contesto, “Scholé” non intende dare risposta ma aprire un dibattito su alcune domande fondamentali che riguardano la formazione, il ruolo degli adulti e sul futuro delle nuove generazioni.
Ad accompagnare le serate, le musiche della Cappella Musicale Arcivescovile di San Petronio diretta dal maestro Michele Vannelli.




