C’è un momento dell’anno in cui il vino diventa racconto, esperienza, incontro. E quel momento ha un nome preciso: Vinitaly. Per l’edizione 2026, l’Emilia-Romagna arriva a Verona con una visione chiara e potente: non solo promuovere etichette, ma raccontare un’intera terra fatta di sapori, persone e storie intrecciate.
Dal 12 al 15 aprile, il Padiglione 1 diventa il cuore pulsante di una regione che punta tutto sulla coesione, sulla qualità e su una narrazione capace di andare oltre il bicchiere.
Sommario
Un Vinitaly che parla di squadra
In un momento storico non semplice per il settore vitivinicolo, tra cambiamenti climatici, nuovi stili di consumo e tensioni globali, l’Emilia-Romagna sceglie una strada precisa: fare sistema.
La presenza a Vinitaly non è una semplice esposizione, ma un manifesto di intenti. Qui il vino dialoga con il turismo, con la cucina e con l’identità territoriale. Un racconto corale che mette insieme produttori, consorzi e istituzioni in un’unica visione.
I numeri parlano chiaro: una Dop Economy da 3,9 miliardi di euro, con ben 455 milioni legati al vino. E un sistema agroalimentare che continua a crescere, pronto ad accogliere anche nuovi riconoscimenti come l’Erbazzone Reggiano Igp.
Il Padiglione 1: un viaggio tra eccellenze
Novanta espositori, in crescita rispetto allo scorso anno, raccontano un territorio variegato e sorprendente. Dal Lambrusco ai vini dei Colli, passando per le realtà più strutturate fino alle piccole aziende, ogni stand diventa una tappa di un viaggio sensoriale.
Accanto al vino, anche simboli iconici come il Parmigiano Reggiano e i grandi consorzi regionali contribuiscono a rafforzare un’identità forte e riconoscibile.
Non è solo business, anche se gli incontri con buyer italiani e internazionali restano centrali. È soprattutto posizionamento: l’Emilia-Romagna si presenta come destinazione completa, dove il vino è la porta d’ingresso per scoprire paesaggi, città d’arte e tradizioni gastronomiche.
Da Massimo Bottura a Carlo Cracco: il gusto cambia volto
Uno dei momenti più attesi di questa edizione è il passaggio di testimone tra due giganti della cucina italiana.
Dopo l’esperienza firmata da Bottura nel 2025, sarà Carlo Cracco a guidare l’offerta gastronomica del padiglione. Un cambio che non rappresenta una rottura, ma una continuità nel segno della qualità e della visione condivisa.
Cracco porterà una doppia anima:
- un ristorante più strutturato, “Cracco a Vinitaly”
- una proposta più immediata con la “Pizzeria by Cracco”
Due format diversi, ma un’unica idea: rendere la cucina accessibile senza perdere identità e firma.
La Via Emilia: un filo che unisce tutto
Il concept scelto per il 2026 è semplice quanto evocativo: la Via Emilia.
Non solo una strada, ma un simbolo. Un filo che attraversa tutta la regione, collegando città, campagne, colline e mare. Un’immagine potente che diventa anche il cuore della comunicazione del padiglione.
Il claim “Vieni via con me” invita a entrare in un’esperienza immersiva, dove il vino non è mai isolato, ma sempre legato al contesto da cui nasce.
Masterclass ed esperienze: il vino si racconta
Sedici masterclass distribuite nei quattro giorni di fiera offriranno un viaggio approfondito nei vini dell’Emilia-Romagna.
Non semplici degustazioni, ma momenti di racconto, scoperta e formazione. Occasioni per capire davvero cosa c’è dietro un calice: territori, tradizioni, innovazione.
Articolo scritto da Daniela Marcantonio




