Lo spettacolo del 23 maggio al Teatro Comunale è dedicato alla figura di Lorenzo Milani, ripercorrendo i temi della scuola, delle disuguaglianze e del diritto alla parola
C’è una frase, più di altre, che continua a rendere attuale l’esperienza di Barbiana: “Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. A quasi sessant’anni dalla morte di don Lorenzo Milani, il suo pensiero continua a interrogare la scuola, il linguaggio e il rapporto con le disuguaglianze sociali. Ed è proprio da questa eredità che nasce “Cammelli a Barbiana. Don Lorenzo Milani e la sua scuola”, spettacolo di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia in scena sabato 23 maggio alle ore 21 al Teatro Comunale di Argelato.
Prodotto da INTI con la regia di Fabrizio Saccomanno, lo spettacolo porta sul palco la figura del sacerdote culturalmente rivoluzionario attraverso un racconto essenziale e diretto, affidato alla sola presenza scenica di Luigi D’Elia. Nessuna scenografia imponente, nessun artificio teatrale, solo voce, corpo e parola per restituire una delle esperienze pedagogiche più radicali del Novecento italiano.
Chi era don Lorenzo Milani
Prima ancora di diventare il simbolo di una scuola inclusiva e anticonformista, Lorenzo Milani fu un giovane appartenente all’alta borghesia fiorentina, cresciuto in un ambiente colto e privilegiato. Avrebbe potuto scegliere una vita diversa, dedicarsi alla pittura o a una carriera tranquilla, invece arrivarono la guerra, la scelta del sacerdozio e il progressivo conflitto con le gerarchie ecclesiastiche.
Quando nel dopoguerra venne inviato a Barbiana, piccola frazione montana del Mugello, quella che sembrava una forma di isolamento si trasformò in una delle esperienze educative più innovative del secolo scorso. Nacque così la Scuola di Barbiana, costruita attorno ai ragazzi esclusi dal sistema scolastico tradizionale: figli di contadini e operai, studenti destinati secondo le logiche del tempo a restare ai margini.
Una scuola senza bocciature, senza classifiche e senza primi della classe, dove la parola diventava strumento di emancipazione sociale e culturale, un modello che ancora oggi continua a essere studiato e discusso.
Uno spettacolo asciutto e civile
“Cammelli a Barbiana” evita qualsiasi celebrazione retorica della figura di don Milani. Lo spettacolo sceglie invece la strada di un teatro civile senza fronzoli, capace di alternare durezza, ironia e tenerezza.
Luigi D’Elia interpreta il protagonista mettendo in luce l’umanità complessa di un sacerdote scomodo, provocatore, educatore severo ma profondamente attento all’ascolto degli ultimi. La regia si sviluppa come un “racconto a mani nude”, in cui la forza della parola prende il posto di qualsiasi spettacolarizzazione.
Non è un caso che lo spettacolo abbia ricevuto il Premio della Critica al Palio Ermo Colle 2023. Realizzato con la collaborazione della Fondazione Don Lorenzo Milani e del festival Montagne Racconta, il lavoro di Niccolini e D’Elia riesce infatti a trasformare una vicenda storica in una riflessione ancora profondamente contemporanea.
Pur ambientato negli anni Sessanta, “Cammelli a Barbiana” interagisce apertamente con il presente, rendendo centrali – e universali – i temi dell’accesso alla cultura, delle disuguaglianze educative e del linguaggio come strumento di potere.
L’interrogativo di sottofondo è su chi viene ascoltato. Chi resta indietro? Chi ha davvero diritto alla parola? Riflessioni importanti in un’epoca in cui il dibattito sulla scuola sembra spesso concentrarsi su risultati, prestazioni e classifiche.
Lo spettacolo non intende offrire risposte semplici né lezioni morali ma piuttosto invita il pubblico a guardare il mondo da un’altra prospettiva, proprio come fecero quei ragazzi di montagna che – racconta poeticamente il testo – un giorno videro un cammello volare sopra Barbiana.
Gli autori
Luigi D’Elia è tra le figure più originali del teatro di narrazione italiano contemporaneo. Da anni sviluppa una ricerca artistica che intreccia racconto, natura, educazione e progetti ambientali, lavorando spesso con scuole e nuove generazioni.
Francesco Niccolini, drammaturgo e scrittore nato ad Arezzo nel 1965, ha collaborato a lungo con Marco Paolini ed è autore di numerosi lavori dedicati al teatro civile e alla memoria contemporanea.
L’appuntamento rientra nella stagione teatrale itinerante Agorà, promossa dall’Unione Reno Galliera nei comuni dell’area metropolitana bolognese. Il progetto è sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna con la direzione artistica e la produzione dell’Associazione Liberty.
Biglietti 3-14 euro (biglietteria.teatri@renogalliera.it, 333 8839450). Info: stagioneagora.it




