Bologna non è solo torri, portici e tortellini. Chi alza lo sguardo mentre cammina per le sue strade scopre un mondo parallelo, popolato da bestie feroci, draghi attorcigliati, leoni ruggenti e figure ibride che sfidano qualsiasi classificazione zoologica. Scolpite nella pietra arenaria, queste presenze silenziose osservano i passanti da secoli , spesso ignorate dalla fretta quotidiana.
Eppure, ogni animale ha una storia. Ogni creatura fantastica racconta qualcosa della mentalità medievale, delle credenze religiose o semplicemente della vanità di un committente che voleva impressionare il vicinato.
Il bestiario segreto dei portici
Sotto i quasi quaranta chilometri di portici bolognesi si nascondono capitelli scolpiti con figure animali di ogni tipo. Leoni che divorano prede, serpenti avvolti su se stessi, aquile con le ali spiegate. Non si tratta di semplice decorazione. Nel Medioevo, ogni animale portava con sé un significato simbolico preciso: il leone rappresentava la forza e la giustizia, il serpente la tentazione, l’aquila l’aspirazione verso il divino.
Camminando lungo via Santo Stefano o sotto i portici di Strada Maggiore, capita di imbattersi in mascheroni grotteschi e teste di mostri che sporgono dai capitelli. Alcuni hanno espressioni quasi comiche, altri inquietano ancora oggi. È un catalogo di immaginazione medievale scolpito nella pietra – accessibile a chiunque abbia la pazienza di fermarsi e guardare in alto.

I guardiani di Piazza Maggiore
Il cuore della città riserva le sorprese più spettacolari. La Basilica di San Petronio, con la sua facciata incompiuta, presenta nel portale centrale una serie di rilievi dove animali reali e fantastici convivono in un intreccio narrativo straordinario. Opera di Jacopo della Quercia, le formelle laterali includono figure che mescolano il sacro e il profano con una libertà sorprendente per l’epoca.
A pochi passi, la Fontana del Nettuno – capolavoro del Giambologna – offre un bestiario marino di putti che cavalcano delfini e sirene che spruzzano acqua. Le creature acquatiche non sono semplici ornamenti: rappresentano il dominio dell’uomo sulla natura, tema caro al Rinascimento bolognese.
Spostandosi verso Piazza Maggiore, si nota come ogni edificio affacciato sulla piazza contribuisca al repertorio zoologico della città. Il Palazzo della Mercanzia, poco distante, ospita decorazioni gotiche di rara eleganza con figure allegoriche affiancate da animali simbolici – testimonianza del potere delle corporazioni mercantili.

Draghi, grifoni e altre impossibilità zoologiche
Non solo animali reali. Bologna ospita un vero e proprio zoo fantastico. Grifoni – metà aquila e metà leone – compaiono su diversi palazzi nobiliari del centro storico. Il grifone rappresentava la doppia natura, terrestre e celeste, e veniva spesso associato alla protezione degli edifici sacri.
I draghi hanno un legame speciale con la città. Secondo una leggenda locale, un enorme serpente viveva nelle zone paludose fuori le mura e terrorizzava i contadini. Tracce di questa storia sopravvivono in alcune sculture che decorano portali e architravi di chiese minori, quasi a voler ricordare il pericolo sconfitto.
Particolarmente affascinanti sono le chimere e i basilischi che appaiono qua e là, spesso in posizioni talmente elevate da risultare quasi invisibili dal livello stradale. Per scorgerli serve un binocolo o, quanto meno, una buona vista e un collo resistente.
Via Zamboni e il quartiere dell’Università
Il quartiere universitario aggiunge un ulteriore strato di significato. L’Archiginnasio, antica sede dell’Università, presenta nelle sue pareti interne migliaia di stemmi araldici dove compaiono animali di ogni genere: lupi, cervi, unicorni, fenici. Ogni stemma appartiene a uno studente o a un professore che ha lasciato il proprio segno nella storia dell’ateneo.
Passeggiando lungo via Zamboni verso le Due Torri, si notano edifici rinascimentali e barocchi con portali decorati da teste leonine che fungono da battenti. Questi leoni in bronzo o pietra avevano una funzione pratica – servivano per bussare alla porta – ma anche apotropaica, cioè di protezione contro il malocchio e gli spiriti maligni.

Percorsi tra le creature di pietra
Esplorare il bestiario architettonico di Bologna richiede tempo e attenzione. Non basta una passeggiata veloce. Serve un percorso ragionato, magari accompagnato da qualcuno che conosca la storia di ogni singola pietra scolpita. Le escursioni a piedi per Bologna permettono di scoprire dettagli che sfuggirebbero anche al visitatore più attento.
Attraverso piattaforme come Excurzilla è possibile individuare guide esperte che conducono i visitatori proprio nei punti dove questi dettagli diventano protagonisti. Chi preferisce organizzarsi in autonomia può partire dalla zona di Piazza Santo Stefano – il complesso delle Sette Chiese offre una concentrazione impressionante di sculture zoomorfe sui capitelli e sugli architravi romanici.
Un consiglio pratico: portare con sé una fotocamera con un buon zoom. Molte delle creature più interessanti si trovano a diversi metri d’altezza e si apprezzano solo ingrandendo i dettagli. I mascheroni del palazzo Bevilacqua, ad esempio, meritano uno studio ravvicinato – le espressioni dei volti mostruosi cambiano a seconda della luce del giorno.

Dettagli che sfuggono alla maggior parte dei turisti
Fra i capitelli del portico di San Giacomo Maggiore si nascondono figure ibride che combinano tratti umani e animali con un’inventiva che precede di secoli il surrealismo. Teste barbute con corpi di uccello, pesci con zampe di cavallo, esseri alati con volti grotteschi. Ogni capitello è un piccolo teatro dell’assurdo, scolpito con una maestria artigianale che ancora stupisce.
Nei giorni di pioggia l’acqua scorre lungo le bocche spalancate dei gargoyle più antichi, e per un istante queste creature sembrano riprendere vita. Un effetto che i loro creatori avevano probabilmente calcolato con attenzione – sapendo bene che la pietra, se lavorata con cura, può ingannare lo sguardo anche a distanza di secoli.



