All’Opificio delle Acque un progetto che intreccia arte contemporanea, storia medievale e lavoro femminile, nell’ambito di ART CITY Bologna 2026
Sommario
Bologna riscopre una parte essenziale della propria storia produttiva e sociale attraverso “TRAMATE. Il filo, l’acqua e le donne”, la mostra dell’artista marchigiana Elena Ciarrocchi, ospitata all’Opificio delle Acque dal 5 all’8 febbraio 2026. Il progetto è promosso da Canali di Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna, per il quinto anno consecutivo.
Curata da Alessia Marchi e Milena Naldi, in collaborazione con Perfetta Immobiliare e Teatro T.A.G. Granarolo, la mostra unisce l’arte contemporanea, la tradizione tessile e la storia medievale, riportando al centro le mani femminili che hanno contribuito in modo decisivo alla ricchezza della città.
Il ricamo come testimonianza dell’antica artigianalità locale
Ricamatrice professionista specializzata in ricamo d’oro e paramenti sacri, Elena Ciarrocchi presenta una serie di preziosissime opere dedicate alla fauna marina, realizzate attraverso una pratica antica e meticolosa. Le sue creature acquatiche riportano indietro nel tempo quando la tradizione dei filatolieri bolognesi era favorita della presenza del Canale di Reno che per secoli ha alimentato il sistema produttivo cittadino..
A partire dalla fine del XII secolo, infatti, la rete dei canali artificiali alimentava centinaia di mulini, rendendo Bologna uno dei principali centri europei per la produzione della seta. Un sistema complesso, nascosto in gran parte nel sottosuolo che ha sostenuto per secoli un’economia fondata sul lavoro artigianale, in larga misura femminile.
Un’opera site-specific tra passato e presente
Il percorso espositivo si articola in due nuclei. Accanto alle opere di Elena Ciarrocchi, la mostra presenta un’installazione site-specific che mette in relazione il lavoro dell’artista con la straordinaria figura storica di Mabel di Bury St. Edmunds, protagonista dell’arte dell’Opus Anglicanum nel XIII secolo.
Mabel fu una ricamatrice di altissimo livello, scelta dal re Enrico III per realizzare paramenti sacri di eccezionale valore tra il 1239 e il 1245. Il suo nome compare più volte negli atti ufficiali del sovrano, segno di un riconoscimento professionale raro per una donna in epoca medievale.
Il pubblico sarà parte dell’opera
Una delle attrazioni dell’installazione TRAMATE è che consente ai visitatori di sedersi davanti a un telaio e intervenire direttamente sull’opera con ago e filo, diventando co-autori del lavoro. Durante l’esperienza, il pubblico ascolta i pensieri di Mabel attraverso un testo scritto da Alessia Marchi e interpretato dall’attrice Bianca Tortato, vincitrice del Premio Hystrio Scritture di Scena 2025, con musiche originali di Andrea Mazzacavallo.
Il risultato è un dispositivo narrativo e partecipativo che restituisce voce e dignità a una genealogia di donne artigiane, spesso rimaste anonime o comunque poco valorizzate. Secondo una fonte del 1591, erano circa 25.000 le persone impiegate nell’industria serica bolognese, di cui 18.000 donne, numeri che raccontano un’economia fondata su un lavoro capillare e invisibile.
Informazioni pratiche
La mostra è visitabile dal 5 all’8 febbraio 2026 presso l’Opificio delle Acque, in via Monaldo Calari 15, con ingresso libero e gratuito.
Orari:
– giovedì e venerdì 10.00–19.00
– sabato 10.00–24.00 (White Night)
– domenica 10.00–18.00
Maggiori informazioni: www.opificiodelleacque.it





