Il celebre rock musical degli anni Sessanta torna in scena a Bologna in una produzione italiana che sceglie l’attualità del messaggio più che la nostalgia
Sommario
Hair travolge, Hair sconvolge, Hair trascina. Simone Nardini con la collaborazione di MTS Entertainment e il Teatro Carcano di Milano, ci catapulta, con la sua produzione, andata in scena all’Europauditorium di Bologna, nel mondo dei giovani hippie dai capelli lunghi e ripropone il celebre rock-musical degli anni ’60 facendolo diventare più di una semplice operazione nostalgica, proprio perché, purtroppo, si rivela sempre estremamente attuale.
Il musical nasce come manifesto della controcultura hippie dove un gruppo di giovani (“the Tribe”) che si oppongono alla guerra (partendo da quella del Vietnam per estendersi metaforicamente a tutte le guerre) e ai valori conservatori della società, si raggruppano per celebrare la pace, la libertà, l’amore e l’armonia comunitaria.
Un cast giovane e corale al centro della scena
L’allestimento si affida a un cast giovane e corale, i giovani artisti coinvolgono il pubblico con la loro carica esplosiva. Non ci sono solisti che spiccano particolarmente ma insieme sprigionano grande energia e coesione. Il coro e le coreografie di Valentina Bordi creano – dal primo all’ultimo minuto – un grande senso di condivisione e partecipazione.
A fare la differenza è stata la presenza della live band, anche se purtroppo a Bologna, per questioni di spazio, la band ha dovuto esibirsi dietro le quinte, la musica dal vivo ha reso più vibrante lo spettacolo. Musica che non è stata solo accompagnamento, ma protagonista in grado di trascinare il pubblico dentro gli iconici brani come Aquarius, Let the Sunshine In e I Got Life, che hanno reso questo musical intramontabile.

Arrangiamenti italiani: rispetto dell’originale e qualche prudenza
Se l’energia del cast e della band sostiene con entusiasmo l’impianto musicale, gli arrangiamenti italiani appaiono talvolta poco incisivi. Infatti, sul piano musicale, pur cercando di mantenere intatta la forza iconica delle canzoni, gli arrangiamenti nella versione italiana risultano talvolta un po’ lineari. In alcuni passaggi si percepisce una scelta prudente, rinunciando a una rielaborazione più audace, capace di sorprendere o di dare una cifra stilistica davvero personale alla produzione. In diversi momenti sembra che si opti per soluzioni piuttosto semplici. Considerata la potenza espressiva del materiale originale, si avverte qua e là il desiderio di una scrittura musicale più ricca e caratterizzante, che possa valorizzare ulteriormente l’energia della messa in scena.
L’impeccabile regia di Simone Nardini
Grande pregio della regia di Nardini è la capacità di dare freschezza e attualità all’opera cercando di mettere in scena non solo un revival, ma un manifesto di ribellione che parla anche oggi, mettendo in luce il valore universale della libertà e della pace. Oltre all’aspetto estetico e musicale, la produzione invita a una riflessione sul mondo contemporaneo: guerra, identità, conformismo e libertà personale non sono solo temi storici, ma questioni che risuonano nella nostra epoca.
Per seguire la programmazione del Teatro Europuditorium: teatroeuropa.it





