Al confronto promosso da EY a Bologna emerge una visione della sanità fondata su interoperabilità dei dati, medicina territoriale e tutela dell’universalità del sistema pubblico. Dalla cybersecurity all’intelligenza artificiale, il nodo centrale resta l’uso corretto delle tecnologie
Sommario
- 1 I dati sanitari come nuova infrastruttura della cura
- 2 La sfida dell’interoperabilità tra ospedali e territorio
- 3 Tecnologia pubblica, cybersecurity e diritti dei cittadini
- 4 Dalla medicina ospedaliera alla prevenzione territoriale
- 5 Intelligenza artificiale e personalizzazione delle cure
- 6 Sanità pubblica e universalità del sistema
Non basta digitalizzare la sanità per renderla migliore. Servono dati interoperabili, tecnologie accessibili, personale formato e soprattutto una visione capace di mettere davvero il cittadino al centro del sistema. È attorno a questi temi che si è sviluppato il confronto “HEY Emilia-Romagna – Curare il futuro”, promosso da EY a Bologna e dedicato alle trasformazioni che stanno ridefinendo il modello sanitario regionale.
Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno più volte insistito su un concetto comune: la tecnologia, da sola, non basta. Può migliorare l’efficienza del sistema sanitario, ridurre tempi e frammentazioni, facilitare diagnosi e percorsi di cura, ma rischia anche di creare nuove disuguaglianze se perde di vista il rapporto con le persone e con i territori.
I dati sanitari come nuova infrastruttura della cura
Uno dei temi più ricorrenti del dibattito è stato quello dell’utilizzo dei dati sanitari. Per Ella Cocchi, Direttore Sistemi Informativi e Innovazione Grande Ospedale Niguarda, la vera sfida oggi non è più raccogliere informazioni ma renderle leggibili, interoperabili e utilizzabili nel momento giusto.
«I dati ce li abbiamo, adesso dobbiamo decidere come li usiamo», ha spiegato Cocchi, aggiungendo che il futuro della sanità passa dalla capacità di costruire sistemi informativi capaci di “parlare la stessa lingua”.

La sfida dell’interoperabilità tra ospedali e territorio
Nel suo intervento Cocchi ha descritto il lavoro svolto al Niguarda per integrare fascicolo sanitario elettronico, dati clinici, telemedicina e cruscotti intelligenti in grado di supportare il personale sanitario nelle decisioni cliniche. Un modello che punta soprattutto a garantire continuità di cura tra ospedale e territorio e a ridurre la frammentazione dei percorsi assistenziali.
Tra gli esempi citati anche il sistema sviluppato durante gli eventi olimpici, basato su teleconsulto e monitoraggio in tempo reale dei parametri clinici dei pazienti nei diversi punti di assistenza. Un’esperienza che, secondo Cocchi, dimostra come le tecnologie possano diventare strumenti concreti di coordinamento e rapidità d’intervento.
Tecnologia pubblica, cybersecurity e diritti dei cittadini
Sul tema della digitalizzazione è intervenuto anche Davide Conte, che ha riportato il confronto su un piano più politico e sociale, insistendo sul fatto che la tecnologia pubblica non debba mai trasformarsi in un fine autonomo.
«La tecnologia è uno strumento per permettere ai cittadini di accedere ai propri diritti», ha affermato, spiegando che il rischio più grande della trasformazione digitale è perdere di vista la centralità delle persone. Il presidente di Lepida ha più volte richiamato il tema della cybersecurity e della tutela dei dati sanitari, definendoli una delle questioni più delicate della sanità contemporanea. In particolare, a suo avviso, il vero nodo della tecnologia pubblica oggi è difendere quello che ha definito “delta democratico” ossia la differenza tra i dati che il cittadino condivide e la capacità del sistema pubblico di proteggerli e utilizzarli esclusivamente per garantire servizi e diritti.
D’altra parte, sempre secondo Conte, non va trascurato il rischio di una digitalizzazione troppo rapida e poco accessibile, capace di creare nuove esclusioni sociali, soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione.

Dalla medicina ospedaliera alla prevenzione territoriale
Una posizione che si è intrecciata con quella di Lorenzo Broccoli, Direttore Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione Emilia-Romagna. La sua visione del cambiamento della sanità deve riguardare non soltanto le tecnologie ma va attuato un passaggio da un sistema centrato sugli ospedali a uno fondato sulla medicina territoriale e sulla prevenzione.
«L’innovazione più importante è un reale cambio di postura del nostro sistema sanitario», ha detto Broccoli, indicando nella medicina di popolazione e nella lettura dei bisogni territoriali una delle sfide decisive dei prossimi anni. Il concetto di “One Health” deve diventare il principio guida della sanità futura: salute non soltanto come assenza di malattia ma come benessere complessivo della persona, da affrontare integrando sanità, sociale e sociosanitario.
Nel corso del talk è emerso più volte anche il rischio di un uso superficiale o ideologico dell’innovazione tecnologica. Broccoli ha fatto l’esempio della chirurgia robotica, spiegando che una tecnologia avanzata non è automaticamente la soluzione migliore se non viene utilizzata in modo appropriato rispetto alle condizioni del paziente. Se un giovane, ad esempio, ne può beneficiare non è lo stesso per chi è in età avanzata e non potrebbe sopportare sedazioni troppo pesanti.

Intelligenza artificiale e personalizzazione delle cure
Un ragionamento seguito anche da Gianluca Focaccia, che ha sintetizzato quelli che, secondo EY, saranno i pilastri della sanità del futuro: prevenzione, personalizzazione delle cure, integrazione dei dati, abbattimento dei silos informativi e maggiore accessibilità ai servizi.
Secondo Focaccia, l’intelligenza artificiale e l’armonizzazione dei dati sanitari potranno aiutare a superare la logica della medicina difensiva, migliorando appropriatezza delle cure ed efficienza del sistema sanitario.
«Dobbiamo passare dal paradigma della medicina difensiva a una medicina efficace ed efficiente», ha spiegato, sottolineando come la disponibilità di dati uniformi e interoperabili possa aiutare a utilizzare meglio risorse sempre più limitate.
Tra i temi affrontati anche quello della “patient experience”, cioè la qualità complessiva dell’esperienza vissuta dal paziente all’interno del sistema sanitario. Per Focaccia non conta soltanto l’esito clinico delle cure ma anche il modo in cui il cittadino attraversa il percorso sanitario, dalla rapidità di accesso ai servizi fino alla semplicità delle procedure digitali.
Sanità pubblica e universalità del sistema
Molto netto anche l’intervento del vicepresidente della Regione Vincenzo Colla, che ha ribadito la centralità della prevenzione e dell’universalità della sanità pubblica. «Prevenire è meglio che curare», ha ribadito più volte, spiegando come la capacità di leggere i dati territoriali e costruire sistemi interconnessi rappresenti una delle chiavi per garantire sostenibilità futura al servizio sanitario regionale.
Per il vicepresidente, però, esiste anche un tema democratico: la sanità pubblica deve continuare a garantire uguaglianza di accesso alle cure indipendentemente dal reddito. «Guai a perdere di vista il tratto universale della sanità, perché è un tratto di democrazia», ha detto, collegando direttamente la qualità del sistema sanitario all’attrattività economica e industriale dell’Emilia-Romagna.
Nel dibattito è emersa infine una convinzione condivisa da quasi tutti i relatori: la tecnologia sanitaria più importante resta il capitale umano. Dati, algoritmi e intelligenza artificiale possono migliorare l’organizzazione e l’efficienza del sistema, ma senza competenze, professionisti qualificati e capacità di interpretare correttamente i bisogni delle persone, nessuna innovazione sarà sufficiente a garantire una sanità davvero sostenibile e accessibile.
L’intero incontro è disponibile sulla piattaforma EY.




