Al Grand Hotel Majestic istituzioni, manager sanitari e industria hanno discusso di medicina territoriale, intelligenza artificiale e sostenibilità del sistema pubblico. Al centro del dibattito il ruolo dei dati, della prevenzione e della sanità come infrastruttura sociale ed economica
Sommario
- 1 I protagonisti del confronto
- 2 La sanità come infrastruttura sociale ed economica
- 3 Dalla centralità dell’ospedale alla medicina territoriale
- 4 Il ruolo dei dati e della telemedicina
- 5 Tecnologia pubblica e tutela dei diritti
- 6 Biomedicale, innovazione e sostenibilità
- 7 Una sanità più personalizzata e integrata
La sanità del futuro non sarà fatta soltanto di nuove tecnologie, robot chirurgici o intelligenza artificiale. Sarà soprattutto una questione di dati condivisi, prevenzione, medicina territoriale e capacità di integrare competenze diverse attorno ai bisogni reali delle persone.
È questa la direzione emersa dal confronto “HEY Emilia-Romagna – Curare il futuro”, promosso da EY al Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna, dove istituzioni, manager sanitari e rappresentanti dell’industria biomedicale hanno discusso delle trasformazioni che attendono il sistema sanitario regionale.
Un dibattito che ha attraversato temi molto concreti: liste d’attesa, carenza di personale, medicina di prossimità, interoperabilità dei dati sanitari, cybersecurity, intelligenza artificiale e sostenibilità economica. Ma soprattutto il ruolo strategico della sanità pubblica dentro un modello più ampio di sviluppo territoriale.
I protagonisti del confronto
Al talk, moderato dal giornalista Antonio Procacci, hanno partecipato Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega a sviluppo economico, energia, formazione e ricerca; Lorenzo Broccoli (Direttore Generale Cura della Persona, Salute e Welfare), Davide Conte (Presidente Lepida S.c.p.A.), Guido Beccagutti (Direttore Generale Confindustria Dispositivi Medici), Ella Cocchi (Direttore Sistemi Informativi e Innovazione Grande Ospedale Niguarda) e Gianluca Focaccia, Partner EY.

Ad aprire il dibattito è stato Vincenzo Colla, che ha rivendicato la solidità del modello emiliano-romagnolo, citando anche il riconoscimento ricevuto dalla Corte dei Conti sul fronte della prevenzione e dell’organizzazione ospedaliera.
«La sanità è l’unica azienda che funziona meglio se ha meno clienti: vuol dire che devi curare da sani, devi sapere cosa può avere quella persona e come metterla in condizione di non ammalarsi.», ha sottolineato Colla che ha anche chiarito come la forza del sistema regionale nasca da una cultura diffusa della sanità pubblica e dalla capacità di considerarla non soltanto un costo ma un’infrastruttura sociale ed economica.
Il vicepresidente ha, inoltre, ricordato come la sanità regionale valga oltre 10 miliardi di euro e coinvolga circa 70 mila lavoratori, richiamando il legame diretto tra qualità delle cure, attrattività territoriale e sviluppo industriale. Un rapporto evidente soprattutto nei distretti biomedicali emiliani, come quello di Mirandola, dove – ha spiegato – la collaborazione quotidiana tra imprese, medici e strutture sanitarie ha contribuito alla crescita di uno dei poli più avanzati al mondo.
Dalla centralità dell’ospedale alla medicina territoriale
Accanto alla dimensione economica, il cuore del confronto si è concentrato poi sulla trasformazione organizzativa della sanità.
«Accanto alla tecnologia avanzata, l’innovazione più importante è un reale cambio di postura del nostro sistema sanitario che deve passare dalla classica centralità delle strutture ospedaliere alla centralità del lavoro che noi dobbiamo fare sul territorio.» ha affermato il Direttore Lorenzo Broccoli che ha anche ricordato la necessità di rafforzare la medicina di iniziativa e la prevenzione.
L’ha definita una logica di “One Health”, dove la salute viene considerata come benessere complessivo della persona e dove i dati diventano strumenti per leggere i bisogni delle comunità, individuare fragilità e costruire servizi più vicini ai cittadini.
In questo quadro, le Case della Comunità rappresentano per la Regione un’evoluzione delle storiche Case della Salute già presenti in Emilia-Romagna da anni. L’obiettivo dichiarato è evitare ricoveri impropri, ridurre la pressione sui pronto soccorso e intercettare precocemente le cronicità attraverso una presenza più capillare dei servizi sanitari sul territorio.

Il ruolo dei dati e della telemedicina
Un ruolo centrale nel dibattito lo ha avuto anche la gestione dei dati sanitari e la loro interoperabilità. Ella Cocchi, in base alla sue grande esperienza presso il Niguarda di Milano, ritiene che la vera sfida non sia più soltanto raccogliere dati ma renderli leggibili, uniformi e disponibili nel momento giusto per chi deve prendere decisioni cliniche.
Secondo Cocchi, la maturità raggiunta dalle infrastrutture digitali consente oggi di lavorare su telemedicina, intelligenza artificiale e sistemi di supporto alle decisioni cliniche, ma serve una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Tra gli esempi citati, i sistemi di teleconsulto sviluppati durante gli eventi olimpici, capaci di trasmettere in tempo reale parametri clinici e dati dei pazienti tra diversi livelli di assistenza.
Tecnologia pubblica e tutela dei diritti
Sul tema della digitalizzazione è intervenuto Davide Conte, che ha insistito sul ruolo della tecnologia pubblica come strumento per garantire diritti e accesso ai servizi, non come fine in sé. Conte ha ricordato come l’Emilia-Romagna sia stata tra le prime regioni a investire sul fascicolo sanitario elettronico e sull’integrazione tra strutture pubbliche e private, sottolineando però che le difficoltà importanti sono oggi la protezione dei dati e la cybersecurity.
Nel suo intervento ha messo in guardia dal rischio di una tecnologia sempre più veloce ma meno accessibile, spiegando che la trasformazione digitale deve rimanere inclusiva e comprensibile anche per le fasce più fragili della popolazione. Ha inoltre annunciato la nascita di una nuova fondazione dedicata al rapporto tra sanità e tecnologia, con particolare attenzione all’accessibilità dei servizi digitali.
Biomedicale, innovazione e sostenibilità
A portare il punto di vista dell’industria è stato Guido Beccagutti, che ha definito il biomedicale uno dei settori strategici per il Paese, non solo sul piano sanitario ma anche industriale e occupazionale. A suo parere la tecnologia medica troppo spesso viene percepita come un costo anziché come un investimento per la collettività. Nel suo intervento ha evidenziato anche il cambiamento in corso nel settore dei dispositivi medici, dove software, intelligenza artificiale e piattaforme digitali stanno assumendo un peso crescente rispetto alla sola componente hardware. Una trasformazione che richiede, però, modelli organizzativi adeguati e personale formato per poter tradurre davvero l’innovazione in efficienza del sistema sanitario.
Una sanità più personalizzata e integrata
A chiudere il quadro è stato Gianluca Focaccia, che ha sintetizzato alcune delle direttrici che stanno ridefinendo i sistemi sanitari internazionali: maggiore personalizzazione delle cure, integrazione dei dati, riduzione dei silos informativi e centralità della patient experience.
Secondo Focaccia, il futuro della sanità passerà inevitabilmente dalla capacità di armonizzare le informazioni cliniche e utilizzare l’intelligenza artificiale non solo per velocizzare i processi ma per costruire percorsi più efficaci e sostenibili. Una trasformazione che richiede però investimenti, governance e soprattutto una visione condivisa tra istituzioni, professionisti sanitari e imprese.

Nel corso dell’incontro è emerso più volte come il tema sanitario non riguardi soltanto le cure ma anche la tenuta democratica, economica e sociale dei territori. Una convinzione ribadita più volte da Colla, che ha definito la sanità pubblica “un tratto di democrazia” e un elemento decisivo per l’attrattività dell’Emilia-Romagna nei confronti di investimenti, ricerca e imprese ad alta tecnologia.
L’intero incontro è disponibile sulla piattaforma EY.




